


I bambini non si annoiano dei luoghi, ma quando restano a guardare.
Credo che il gioco sia il modo più serio che i bambini hanno per imparare, e che una città diventi un'avventura appena qualcuno consegna una mappa e fa una bella domanda.
Credo che il viaggio cominci a casa, con tre cose da scoprire e tanta curiosità. Che continui nella destinazione, tra indizi, enigmi e missioni. E che resti anche dopo, in un disegno, in un diario, in un attestato di "Piccolo Esploratore".
Credo che i capricci non siano colpa di nessuno: sono il segnale che è ora di cambiare gioco. E che una mamma stanca meriti una visita in cui anche lei si diverte.
Credo nella cultura leggera ma non superficiale: storia, arte e geografia nascoste dentro il gioco, perché ciò che si vive si ricorda.
Credo che i grandi non siano né accompagnatori né animatori, ma compagni di avventura.
Per questo, per me ogni viaggio è un'avventura in tre tappe.
Si prepara insieme. Prima di partire guardiamo la mappa, l'itinerario, e scegliamo le cose da scoprire. I bambini arrivano curiosi, non trascinati.
Si gioca insieme. Durante il viaggio, ci accompagnano indizi, enigmi, cacce al tesoro, passeggiate narrate da vivere e giocare sul posto. Cosi il museo diventa un'avventura, la città un mondo da scoprire.
Si ricorda insieme. Un diario, un attestato di Piccolo Esploratore, un disegno. Quello che hanno scoperto resta con loro.